Adesso sarai contenta

Annamaria Bruccola

Irene “nella stanza del silenzio”

Nasce 40 anni fa, oggi la ritroviamo in una comunità psichiatrica, entra la prima volta 24anni fa in ospedale psichiatrico con la diagnosi di disturbo della personalità (schizofrenia).

Rinchiusa nella sezione giudiziaria perché una sera, dopo anni di abusi fisici e psichici, si ribella tentando di uccidere il padre. Quel padre che dall’età della pubertà fino all’adolescenza aveva abusato di lei. Inizia così il suo viaggio nel tormento della follia. Irene presenta in tutti questi anni deliri e allucinazioni tanto da richiedere con maggior frequenza di essere contenuta a letto. Si identifica con personaggio come la sua inseparabile bambola ed è convinta che la madre non la ami per aver disobbedito al padre e che per questo la abbia rinchiusa. In comunità resta piuttosto isolata ed indifferente agli altri ospiti con cui interagisce solo se stimolata, le sue giornate… recita frequentemente la ninna alla sua bambola, durante il giorno… una vita segnata da violenza sulle donne.

Elena Casaroli

ALLA VITA (femminicidi nella nostra città e provincia)
Luoghi reali di femminicidio
Attraverso gli scatti ho voluto celebrare e ricordare la memoria di alcune donne vittime di femminicidio a Piacenza e provincia.
Ho fotografato nel luogo reale della loro morte, aggiungendo le scarpe rosse, simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza sulle donne.
Per riflettere e non dimenticare.

ALLA VITA
Non prenderai il mio rossore
intenso come le piene dei fiumi!
Sei il cacciatore, ma io non cederò,
sei l’inseguimento, ma io sono la fuga.
Non prenderai la mia anima viva!                        (Wislawa Szymborska)

Alessia Cavatorta

sulla strada

Giulia Costellini

Filtro

La realtà non è questa che vediamo, servirebbero lenti più trasparenti, non inquinate. Le lenti sono il filtro per vedere la realtà, ma nel momento in cui la rapiscono per farcela vedere non è già più quella. Le persone non sono mai quelle che vediamo e che vorremmo che fossero e noi non siamo quello che gli altri vedono e che vorrebbero che noi fossimo. L’originale resta celato e le immagini false non sono solo cattive per conto loro, ma infettano anche la parte più pura, ammesso che ci sia del nostro animo.

Roberta Marchesi

SOFFOCO

Ai nostri sacrifici e alla nostra resistenza

Alice Pintus

figura pallida

Eravamo una figura pallida appesantita dai brividi.
Il resto di voi ci chiamava pazze, non avevamo bisogno di essere sordi o ciechi, per non sentire, per non vedere.
Ci eravamo sbagliate, rocce di sabbia.
Il colore più grande sputava vento, e io sparivo, in mezzo a tutti, in mezzo a niente.
La rabbia era uno sguardo.
Le mie ferite non sfioravano pelle.
Un’orchestra di sensazioni in accettate, nelle gabbie della notte.
Fili bianchi in mezzo al mondo dipinto di buio.

Massimo Proia

Donna come oggetto: annientata, abbandonata e dimenticata

Lasciatemi così

come una cosa

posata in un angolo

e dimenticata

 (G. Ungaretti, Natale 1916)

Sandra Sequeira

el amor puede matar

Giulia Silva

peccato originale

Silvia Tizzoni

rosso sangue
L’uomo-vampiro:
succhia il sangue, l’energia, il “bello” della donna.
Vive di questo.
Violento, vigliacco.
Incapace di gestire la frustrazione e la perdita.
E’ lui il vero debole, non la donna malmenata.

La donna:
in piedi, diritta, lo sguardo all’infinito.
Non perde, nonostante tutto, la dignità.
Solo, le sanguina il cuore. E’ tutto il suo dolore.
Non si sa chi sia, non si riconosce.
Perché è quella donna, ma potrebbe essere chiunque altra.

Valentina Tramelli

quando penso a come, alla fine, mi hai ridotta tu…

Fernanda Trecordi

la fotografia entra nell’anima

le mie paure,

le mie debolezze,

mostrate a te che con la macchina fotografica danzi e mi porti in una pace quasi totale.